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DaVinci Resolve fotografia

DaVinci Resolve entra nella fotografia: cosa cambia per chi usa Lightroom

DaVinci Resolve fotografia: fino a qualche giorno fa sembrava una combinazione di parole senza senso, come parlare di Photoshop per il cinema. Adesso è realtà. Il 13 aprile Blackmagic Design ha presentato al NAB 2026 la versione 21 del suo software, e per la prima volta nella storia di questo programma c’è una sezione Photo dedicata interamente alle fotografie. Non è un esperimento laterale. È una scelta precisa, con funzioni complete, supporto RAW e un modello di prezzo che manda un messaggio chiarissimo ad Adobe: la partita è aperta.

Parto dal contesto, perché il nome Blackmagic Design non dice nulla a molti fotografi. Nel mondo video invece è un riferimento assoluto. Questa azienda australiana ha ridefinito il mercato delle videocamere cinema con prezzi che prima erano impensabili, e DaVinci Resolve — il loro software di editing e color grading — è lo strumento con cui vengono colorati la maggior parte dei film e delle serie professionali degli ultimi anni. Quando un’azienda con questa reputazione nel trattamento del colore decide di entrare nel mercato fotografico, non lo fa in modo casuale.

La nuova Photo page supporta file RAW di Canon, Fujifilm, Nikon e Sony. Permette di gestire album, selezionare e scartare le immagini, e applicare l’editing basato su nodi — lo stesso sistema che i coloristi usano per i film — alle fotografie statiche. C’è il tethering diretto con fotocamere Sony e Canon, con controllo di ISO, esposizione e bilanciamento del bianco direttamente dal software. C’è il supporto ai LUT e la possibilità di importare cataloghi Lightroom, il che significa che chi volesse migrare avrebbe un percorso ragionevolmente praticabile. Puoi leggere tutti i dettagli tecnici nell’articolo di PetaPixel sulla versione 21. Quello che voglio sottolineare qui è un’altra cosa: tutte queste funzioni sono disponibili nella versione gratuita del software. Le uniche funzioni a pagamento sono AI Magic Mask e Film Look Creator, accessibili con DaVinci Resolve Studio a 295 dollari. Un acquisto unico, non un abbonamento.

Detto questo, arriviamo al punto. Il modello subscription di Adobe ha stancato una parte significativa dei fotografi. Lightroom non si compra più: si affitta. Ogni anno, finché paghi. Se smetti, perdi l’accesso alla tua libreria, ai tuoi preset, alla tua organizzazione. È un sistema che funziona per Adobe, non necessariamente per chi usa Adobe. Nei forum internazionali, in conversazioni private, in commenti sui social, torna sempre lo stesso sfogo: siamo stanchi di pagare ogni mese per strumenti che erano già maturi e che non hanno bisogno di essere aggiornati continuamente. Affinity Photo ha capitalizzato su questa stanchezza. Capture One ha la sua base fedelissima. Ma nessuno finora aveva la credibilità di Blackmagic nel campo del colore. Questo cambia le proporzioni del discorso.

L’elemento che mi affascina di più in questa notizia è il sistema di editing basato su nodi applicato alla fotografia statica. Chi conosce DaVinci Resolve sa di cosa parlo: invece di applicare correzioni in sequenza lineare come fa Lightroom con i suoi cursori, il sistema a nodi ti permette di costruire una struttura di correzioni parallele e concatenate, molto più flessibile e potente. È un approccio che nella fotografia non esiste in nessun altro software mainstream. Ci sono programmi che usano qualcosa di simile, ma nessuno con il motore di color grading di Blackmagic. Questo potrebbe cambiare davvero il modo in cui si elabora un’immagine. Non è una differenza di interfaccia: è una differenza di pensiero.

Non voglio però presentare una versione edulcorata della situazione. DaVinci Resolve 21 non è ancora un sostituto completo di Lightroom. Manca lo strumento Clarity. Il tethering supporta solo Sony e Canon, mentre Lightroom copre quasi tutti i brand. L’interfaccia è pensata da chi conosce il mondo video e può disorientare chi non ha quel background. La curva di apprendimento per un fotografo abituato ai cursori di Lightroom è reale e non va sottovalutata. Ragionando su come il software fotografico si stia evolvendo in direzioni che cambiano non solo i risultati ma il modo di lavorare — qualcosa su cui avevo già scritto a proposito di Photoshop Generative Fill e il suo impatto sul flusso di lavoro creativo — è evidente che siamo in un momento di transizione vera, non di cambiamenti superficiali.

Quello che trovo più rilevante in tutta questa vicenda non è la lista delle funzioni. È il segnale di mercato. Blackmagic Design non ha bisogno dei fotografi per sopravvivere. Ha già il mondo video. Se investe in una Photo page, è perché vede uno spazio. Uno spazio che Adobe ha lasciato aperto con il suo modello di prezzo. E quella stanchezza che i fotografi esprimono da anni è diventata abbastanza concreta da far muovere un’azienda seria. Non è più una nicchia di utenti insoddisfatti: è una finestra di mercato che vale la pena coprire.

Ti dico cosa farei io: scaricalo e aprici le tue foto. Non per migrare subito, non per abbandonare il tuo flusso di lavoro attuale. Ma per capire com’è lavorare il colore con questo motore. L’esperienza è diversa da qualsiasi altra cosa tu abbia usato per la fotografia, e questa differenza vale il tempo di una prova. Il mercato del software fotografico si sta ridisegnando. Vale la pena sapere cosa sta succedendo prima che le scelte vengano fatte senza di te.

AUTORE DELL’ARTICOLO

FRANCESCO VEROLINO

Fotografo e divulgatore. Esploro il linguaggio della street photography e della narrazione documentaria tra le strade di Napoli, Londra e ovunque ci sia una storia da raccontare.

Attraverso il mio canale YouTube, condivido riflessioni, analisi dei grandi maestri e tecnica fotografica con l’obiettivo di aiutare altri appassionati a educare il proprio sguardo.

Francesco Verolino